UNCEM PIEMONTE UNIONE NAZIONALE DEI COMUNI DELLE COMUNITA' E DEGLI ENTI MONTANI
Delegazione Piemontese

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L’agricoltura è la grande vocazione Langa Astigiana. Più di ogni altro territorio alpino e appenninico del nord Italia. I dati del Rapporto Montagne Italia 2025, presentati da Uncem a Roccaverano, confermano un quadro storico che ha Futuro: la densità delle imprese agricole è la più alta in Piemonte. 4,8 per chilometro quadrato. E, allargando il campo, è la seconda nel nord Italia, confrontando Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria. Numeri decisamente importanti. Vitali. Da studiare. La Langa Astigiana arriva a 22 milioni di euro di PIL l’anno espressi dal settore primario, agricoltura e allevamento. Roccaverano DOP punto fermo del lavoro, nonostante tante emergenze e sfide, come la troppa burocrazia per le aziende, le assurde recenti linee guida sugli Stec per il latte crudo, che rischiano – come Uncem ha già detto ai Ministri della Salute e dell’Agricoltura – di decapitare tutto il sistema primario nella montagna italiana. Ma anche nonostante l’invasione del bosco sul prato pascolo. La SAU infatti in Langa Astigiana diminuisce, tra 2010 e 2020, dell’8,7 per cento. Ma attenzione: la superficie forestale si ferma al 50% del territorio, dato ben minore rispetto ad altri pezzi di Alpi e di Appennini, anche del vicino alessandrino dove i boschi arrivano all’80% del territorio. Sono in crescita, non certo un dato positivo.

Numeri dell’agricoltura importanti, che Asti deve riconoscere. In un patto nuovo tra Comuni delle valli – nel quadro del potenziamento dell’Unione montana di Comuni – ma anche nelle sinergie con le aree urbane. Capoluogo in primis. I Presidenti Uncem Piemonte Roberto Colombero e Uncem nazionale Marco Bussone lo hanno ribadito a Roccaverano, insieme con i Sindaci, con il Presidente dell’Unione montana Marco Listello, con il coordinatore dell’Area Interna SNAI Val Bormida, Gigi Gallareto. “Non perdiamoci nell’IO o nel rancore. Questa è una montagna viva. I dati sull’agricoltura lo dimostrano – sottolinea Bussone – Ma cresciamo nel NOI, riorganizziamo con nuova capacità amministrativa manageriale i nostri Comuni. Asti guardi a questa valle come punto fermo per affrontare le crisi climatica e demografica. Una azione vincente. Valorizzando i servizi ecosistemici-ambientali”.

La Langa Astigiana con le Unioni montane alessandrine stanno aspettando che il gestore del servizio idrico paghi i “fondi ATO”, la percentuale della tariffa idrica destinata alle aree montane per la tutela delle fonti idriche e la prevenzione del dissesto. Troppo ritardo. “Non si perda tempo – ribadisce Colombero – ATO paghi, le aziende paghino alla montagna quello che gli spetta. I Sindaci siano compatti nelle azioni. Acqua e forza di gravità, ma anche le foreste che assorbono CO2 hanno un valore. Sia chiaro. Uncem è con i Sindaci nell’azione”.

Agricoltura al primo posto. Oltre il 50 per cento del PIL nella Langa Astigiana è agricoltura. Dunque i territori contano su questo: hanno un peso quando a un tavolo chiedono azioni efficaci sul sistema agricolo, anche nella costruzione della nuova Politica agricola comunitaria. Che non può lasciare le briciole alla montagna. Listello e i Sindaci lo sanno. “Uncem fa un percorso per dire che questa Langa Astigiana a vocazione fortissima agricola, nel settore primario tutto, fa la differenza. Va ascoltata quando parla di agricoltura. I Sindaci uniti sono forti. Da soli deboli. Non bastano fiere o feste. Importanti, ma non basta. Serve un percorso politico. Ascolto da parte di Parlamentari e Consiglieri regionali. Anche per azioni sui servizi, salvaguardia di scuole e potenziamento della sanità, con veterinari e medici di base realmente presenti sui territori, per i quali la Politica deve fare di più. Ma i Sindaci lo sanno. Uniti sono più forti – sottolineano Bussone e Colombero – Non basta dire che altri devono fare per noi. Azioniamoci e mettiamoci in prima linea nel cambiare, nell’innovare. Anche per invertire un trend demografico negativo. Lo è ancora il saldo migratorio qui, in flessione rispetto ad altri territori appenninici e alle Alpi piemontesi. Ma sappiamo che la differenza, grazie proprio alla crescita del sistema agricolo, la possiamo fare. Il Rapporto Montagne Italia offre chiavi dei lettura e motivi di impegno”.